Cronaca di una giornata (in)dimenticabile

Sabato 10 Novembre è stata una giornata (in)dimenticabile. Prima di tutto è stato il giorno in cui mi sono diretto, assieme a due amici e due amiche, alla Games Week, la fiera di videogiochi tenutasi a Milano di cui vi accennavo qualche post fa. Già questo per molti che seguono Palude ElettroLuDica basterebbe a rendere una giornata indimenticabile. Per quanto mi riguarda invece la fiera ha rappresentato solo una piccolissima se non minuscola parte di quell’incredibile giornata. Rimando perciò ai giorni seguenti le impressioni su ciò che ho provato in fiera e per oggi dovrete accontentarvi di questa mia esperienza di vita vissuta.

Tutto comincia Sabato mattina. Si parte presto, alle 6.45. Dopo aver raccolto la compagnia nei paesini circostanti, ci dirigiamo con una Fiat Punto verso Milano. Giunti a Padova imbocchiamo l’A4. Da questo momento ci attendono 250 km di autostrada pari a due ore e mezza di viaggio. Lo si fa volentieri perchè da tempo si attendeva questo momento. Il tempo intanto regge. Ci sono delle nuvole che minacciano pioggia, ma regge.

Ridate ora un’occhiata al paragrafo precedente e osservate con attenzione le parole in grassetto. Tenetele a mente perchè sono il fulcro di tutta la vicenda.

Come stavo dicendo il tempo sembra essere clemente, almeno per il momento. A pochi chilometri da Milano inizia a piovigginare, ma niente di inaffrontabile sotto il tetto di un’auto. Finalmente arriviamo alla fiera. Vediamo l’ingresso e il portale con su scritto a caratteri cubitali Games Week. Non c’erano dubbi, eravamo nel luogo giusto.

Giriamo in una via laterale con l’intenzione di parcheggiare all’interno della fiera. A un certo punto vediamo un signore con una casacca arancione che ci ferma e ci dice: “Siete qui per i videogiochi?”. Ci fa pagare 10 euro, ci mette un bigliettino rosa sul cruscotto e ci fa parcheggiare lungo il viale. Subito notiamo qualcosa di strano: il tipo ci ha fatto parcheggiare davanti a un passo carrabile, ma non ci preoccupiamo troppo convinti che il tizio fosse autorizzato dalla fiera. Scopriremo poi che non è così.

Entriamo alla Games Week senza problemi e subito facciamo una capatina allo stand dei ragazzi di Multiplayer.it. Purtroppo i gadget che ero convinto di ricevere erano già finiti. Peccato. La fiera comunque è fantastica, una piccola Gamescon, un piccolo E3, si respira quell’atmosfera di gioia, pazzia e tanto entusiasmo che si trova solo in luoghi come questo con gente come questa, con la quale si sente di condividere una passione.

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Lo stand di Multiplayer alla Games Week

La giornata scorre senza problemi fra videogiochi, spettacolini, quiz, esibizioni di artisti e gadget di ogni sorta. Credo di non aver mai portato a casa tanta cianfrusaglia in vita mia.

La Games Week per noi finisce alle ore 18.00 quando le nostre amiche, Eleonora e Federica, ci raggiungono dopo esserci persi di vista per l’ennesima volta (mamma mia quanta gente c’era!) e ci implorano di tornare a casa. Proviamo a convincerle a restare per un’altra mezz’ora, ma non c’è niente da fare. Un po’ sconfortati salutiamo la fiera e ci dirigiamo sotto una pioggia battente verso l’auto. Perfetto, era ancora al suo posto.

Senza prima aprire l’auto, apro solo il bagagliaio per permettere agli altri di appoggiare i bagagli. Chiudo. Faccio per aprire le portiere dell’auto quando mi ricordo di aver lasciato il navigatore satellitare nello zaino, quindi torno indietro, apro il bagagliaio, prendo il navigatore, chiudo il bagagliaio e torno sui miei passi per aprire finalmente la macchina. I quattro della compagnia intanto stavano sotto la pioggia ad aspettare i miei comodi. Frugo nelle tasche alla ricerca delle chiavi e… e… non c’erano! Panico. Frugo un’altra volta. Niente. Guardo per terra, guardo se le avevo lasciate attaccate al bagagliaio, ma di loro nessuna traccia. L’unica conclusione era che avevo lasciato le chiavi dell’auto nel bagagliaio! Merda.

Quando l’ho detto agli altri è calato il silenzio. In cinque, da Padova, a 250 chilometri da casa, sotto la pioggia… che diavolo potevamo fare?!

Dovevamo chiedere aiuto a qualcuno e allora siamo tornati indietro, verso l’ingresso della fiera. Durante il tragitto vediamo un uomo che sorveglia l’entrata di quello che doveva essere il parcheggio coperto. Entriamo e lo imploriamo di aiutarci in qualche maniera. All’inizio nemmeno ci prende sul serio perchè tre di noi (me compreso) avevano parte del viso coperta da finte ferite simil-zombie che ci avevano fatto allo stand dedicato a Zombie U. Alla fine il tizio ci crede e molto gentilmente cerca di trovare una soluzione al nostro problema. Ci consiglia di chiamare l’Aci per chiedere assistenza. Chiamiamo ma ci dicono che oltre a non avere la certezza di avere a disposizione mezzi in zona avremmo pure dovuto pagare 130 euro per l’uscita. Non avevamo tanti soldi con noi. A questo punto l’unica soluzione era tentare di scassinare l’auto in qualche maniera. Il tipo del parcheggio non ha però nessun attrezzo che ci possa tornare utile e quindi ci manda a una guardiola, sempre all’interno del parcheggio, che si trovava a 5 minuti di strada da dove eravamo. Ci incamminiamo e arrivati alla guardiola troviamo tre persone di guardia. Spieghiamo il nostro problema, ma neanche loro sanno aiutarci e non hanno nemmeno un cacciavite o un qualche attrezzo utile per forzare l’auto. Uno di loro, con marcato accento meridionale, ci dice: “Se eravamo a casa mia, chiamavo qualche amico mio e in due minuti vi sistemava l’auto! Qui però non saprei cosa fare…”. Peccato. Ci consigliano di tornare a casa con i mezzi pubblici e lasciare lì l’auto, ma quando gli diciamo di aver posteggiato lungo il viale poco distante, ci avvertono che il posto non è dentro il parcheggio della fiera e quindi non possono tenerci l’auto fino al giorno dopo. E’ così che abbiamo capito che il parcheggiatore che avevamo trovato era un abusivo. Come se non bastasse ci ricordiamo di aver parcheggiato su un passo carrabile. Se fossimo andati a casa in treno era probabile che il giorno dopo avremmo dovuto andare a ritirare l’auto in qualche deposito e pagare una multa salatissima. Oltre al danno pure la beffa.

Il parcheggiatore abusivo era simile a questo. La mortacci sua!

Non c’era soluzione, bisognava per forza rompere il finestrino laterale della mia Punto 3 porte. Torniamo all’auto. Dopo essermi assicurato che nessuno ci stesse guardando mi avvolgo il giubbotto di un amico attorno all’avambraccio e tiro un pugno con il palmo della mano che manda in briciole il finestrino. Faccio notare che tutto ciò è accaduto mentre pioveva a dirotto. In più avevo lasciato il giubbotto nell’auto e avevamo solo due ombrelli per cinque persone.

Rotto il finestrino abbiamo risolto il problema di aprire l’auto, ma adesso avevamo altri due problemi: la macchina era piena di vetri rotti e dovevamo riparare il finestrino in qualche maniera. Al primo problema abbiamo posto rimedio facilmente dandoci da fare a raccogliere vetri con dei fazzolettini. Per il secondo problema la soluzione si rivelò più difficile del previsto.

Torno dal guardiano del parcheggio che ci aveva aiutato prima e gli chiedo se ha dello scotch e del cartone, ma ovviamente non aveva nulla di tutto ciò. Mi permette però di rientrare in fiera da una porta laterale per chiedere agli stand. Chiedo al bar, ma non hanno nulla. Chiedo a un tizio che vendeva magliette, ma non ha nulla. A questo punto mi dirigo verso lo stand di Multiplayer.it e lì finalmente due signorine mi prestano del nastro adesivo sponsorizzato. Prometto che l’avrei riportato a minuti. In realtà non lo riporterò mai più. Non perchè non volessi, ma perchè il tipo non mi ha lasciato più rientrare per riportare del nastro adesivo che secondo lui “avevano a pacchi”. Colgo l’occasione per scusarmi con i ragazzi di Multiplayer.it per il piccolo furtarello. Sono sicuro che mi perdoneranno.

Con del cartone, lo scotch di Multiplayer, qualche pezzo di nylon e due o tre borsette di Just Dance 4 ripariamo il finestrino rotto e finalmente ce ne andiamo da Milano. Prendiamo l’autostrada e la copertura sembra tenere abbastanza anche a 120 km/h. Intanto piove sempre di più. Dal finestrino entra un freddo cane e in più sono costretto a tenere accesa l’aria condizionata per impedire che i finestrini si appannino. I piedi erano cubi di ghiaccio. Le ragazze per fortuna la prendono abbastanza con filosofia e resistono stoicamente.

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Il finestrino alla fine è stato riparato…

Sono le 21.30. Ci aspettavano ancora 250 km sotto la pioggia battente, al freddo e senza la possibilità di parlare perchè semplicemente il rumore dovuto alla pioggia e alla velocità ci impediva di sentirci anche a pochi centimetri di distanza.

Decidiamo di fermarci a mangiare nel primo autogrill. Peccato che dopo aver svoltato prendo la strada sbagliata e mi ritrovo all’imbocco dell’autostrada senza poter tornare indietro. Tentare di andare contromano è impossibile perchè un’auto della polizia sbuca all’improvviso dietro di noi e ci costringe a riprendere il viaggio. Proseguiamo. Entro nel prossimo autogrill, ma ancora sbaglio strada e non ho altra scelta che imboccare di nuovo l’autostrada. Anche stavolta fare retromarcia era impossibile per la presenza della stessa auto della polizia dell’autogrill precedente. Non era possibile!

Al terzo autogrill finalmente ce la facciamo. Inutile dire che anche nel terzo autogrill troviamo la solita auto della polizia. Da qui ho smesso di credere alle coincidenze.

Già mi pregustavo la cena al calduccio, quando mi viene in mente che non potevo lasciare fuori l’auto in quelle condizioni. Un qualsiasi malintenzionato avrebbe potuto rubarla senza difficoltà. E così mi tocca cenare all’interno dell’auto da solo, al freddo, con un misero panino avanzato da mezzogiorno. Intanto i miei amici si dimenticano di me e stanno 40 minuti abbondanti dentro a cenare. Io dopo 10 minuti avevo già finito il panino e stavo morendo di noia.

Alle 22.30 finalmente tornano e ripartiamo. Il viaggio è stato una vera e propria agonia, ma alla fine, dopo due ore e mezza, sotto la pioggia, con anche qualche banco di nebbia qui e lì, arriviamo a Padova e finalmente scarico tutti a casa e me ne torno alla mia di casa, fiducioso di potermi mettere sotto le coperte al più presto.

No, la sfortuna aveva ancora qualche piccola freccia al suo arco. Tornato a casa apro il bagagliaio per prendere lo zaino, ma mi accorgo che il mio non c’è e al suo posto c’è quello del mio amico che abita a circa 15 minuti da me. Aveva sbagliato a prendere zaino! Tiro quattro bestemmie, quindi ritorno da lui a prendermi lo zaino. Dopo mezz’ora, era l’una di notte ormai, torno a casa. E questa volta è finita. Veramente finita. Nessuna ulteriore sorpresa.

Che dite? Io mi astengo dall’esprimere qualsiasi opinione riguardo alla serie di sfortunati eventi che mi è accaduta e lascio a voi trarre delle conclusioni e degli insegnamenti, se mai ce ne fossero. Vi consiglio però di tenere a mente queste tre cose:

  1. Aprite sempre l’auto prima di aprire il bagagliaio;
  2. Aprite sempre l’auto prima di aprire il bagagliaio, soprattutto se siete lontani da casa;
  3. Mai portare delle ragazze a una fiera di videogiochi perchè poi ti fanno andar via prima e incazzato come una bestia potresti dimenticare i due punti qui sopra.

Ovviamente si scherza. La figa viene sempre prima di tutto.

Le ultime righe le riservo per ringraziare tutte le persone che con molta gentilezza ci hanno aiutato in questo momento di difficoltà: i ragazzi del parcheggio (mancava poco che ci scambiassimo i numeri di telefono) e lo stand di Multiplayer.it.

Ci si sente prossimamente per parlare dei giochi della fiera e della fiera in generale. Asta la vista cabrones!

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Informazioni su letal32

Ama la tecnologia e gli accrocchi più inutili del mondo. Ama trastullarsi tutto il giorno con stupidi giochini elettronici, meglio conosciuti come videogames. Un misto fra nerd e geek: in breve il tipico sfigato.

Pubblicato il novembre 13, 2012, in Tutto e di più con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 7 commenti.

  1. La sfiga scorre potente in te… peccato, io non ci son potuto andare, troppo lontano Milano mannaggia, già per andare a Lucca ho fatto quasi 400 km in auto, qui mi ci voleva l’aereo

  2. sei un tesoro ti vorrei conoscere io ❤

  3. trottolina amorosa

    sei un tesoro ti vorrei conoscere io ❤

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