Una torcia per favore

< Mammaaaaa!!! Ho finito le batterie della pila, me le vai a ricomprare! >

<No, Alan, adesso non ho proprio tempo, e poi sono già le sette di sera e fra poco i negozi chiudono>

<Ma mamma! Mi servono assolutamente!>

<Perchè? Cosa devi fare?>

<Devo lottare contro l’oscurità!>

<Alan! Cosa ti aveva detto il papà riguardo l’oscurità! Sei in punizione, monellaccio che non sei altro! A letto senza cena e senza luce così i Posseduti verranno a mangiarti!>

Data la premessa, di che altro si potrebbe parlare, se non di Alan Wake? Sviluppato in esclusiva per Xbox 360, ma a breve in uscita anche su PC, questo gioco è stato definito dagli sviluppatori come ” psycological action thriller”, una definizione che calza veramente a pennello e ora vedremo il perchè.

Il gioco ci mette fin da subito nei panni del noto scrittore di thriller Alan Wake e capiamo fin da subito che qualcosa non quadra. Alan infatti sta sognando e quello che sta vivendo è un incubo. Tutto inizia con Alan intento a guidare un’auto per raggiungere un faro senza che ci sia alcun apparente motivo per farlo, quando all’improvviso si trova davanti un uomo fisso in mezzo alla carreggiata che finirà per essere investito dallo scrittore. Non appena Alan scende per soccore il tizio, ecco che questo scompare nel nulla. Alan si avvia quindi a cercare aiuto a piedi, seguendo la luce del faro in lontananza. Inizia così il primo dei sei episodi che compongono la trama di Alan Wake. Questo primo episodio funge da tutorial per introdurci all’elemento fondamentale dell’intero gioco: la luce, necessaria a sconfiggere i nemici possueduti dall’oscurità. Basterà infatti puntare la torcia o qualsiasi altra fonte di luce verso il nemico per eliminare l’oscurità che lo avvolge e poi con il sempreverde revolver ( o il fucile) eliminare definitivamente il nemico. Meccanica sicuramente originale, ma alla lunga abbastanza ripetitiva, pur considerando le varianti costituite dalle diverse armi e dalle diverse tipologie (non troppe a dire il vero) di nemici. Ma non sarà questo il vero stimolo che ci consentirà di portare a termine Alan Wake, bensì la voglia di districare la complessa trama che Remedy ha creato per questo titolo.

Bastardo muori!!!

Sì, avete capito bene: la trama, l’aspetto forse meno curato nel panorama videoludico. Tutto avrà inizio con l’arrivo di Alan e la moglie Alice a Bright Falls, uno sperduto paesino di montagna, l’ideale per trascorrere una buona vacanza e per superare il blocco creativo che affligge Alan ormai da due anni. Le cose però non vanno come previsto. Dopo aver fatto la conoscenza di alcuni abitanti del paese, Alan si reca alla locanda per ritirare le chiavi del cottage in cui devono all0ggiare. Conosce qui una strana signora ossessionata dalle luci e, attraversato un corridoio buio, incontra un’ancora più strana signora che gli consegna le chiavi del cottage. Alice e Alan si dirigono nel luogo in cui si trova l’edificio, situato su una splendida isola nel lago, ma non appena scende il buio, Alan, che si trovava fuori dopo un litigio con la moglie, sente un urlo. Si trattava di Alice. Corre dentro al cottage per salvarla, ma è troppo tardi: Alice è sparita. Tutto si fa buio e Alan si sveglia all’interno di un auto uscita di strada. Non ricordava come fosse arrivato fin lì, sapeva solo che doveva salvare Alice e l’unica via d’uscita era percorrere il bosco.

Questo è l’inizio della complessa trama di Alan Wake. Molte sono le domande che si affollano nella nostra mente: chi è il nemico? Dov’era Alice? Perchè sulle pagine di un manoscritto intitolato “Departure” che Alan non ricordava di aver mai scritto erano descritti eventi che sembravano accadere realmente? Molti di questi quesiti non troveranno risposta fino al capitolo conclusivo della vicenda.

Il punto focale dell’intera esperienza è quindi la trama. Non che il resto sia fatto male, sia chiaro: la grafica è ben realizzata, gli effetti della luce sono quanto di più bello si sia visto su console negli ultimi tempi, il sonoro è sensazionale grazie alle musiche appositamente realizzate dai Poets of the Fall. L’unico elemento debole sono le fasi sparacchine, che presto vengono a noia. Nulla da dire invece per quanto riguarda caratterizzazione dei personaggi e atmosfera globale: divertentissimo il personaggio di Barry, manager di Alan, e splendidamente resa la paura per l’oscurità. Mai come in questo gioco ringrazierete Dio quando vedrete in lontananza il bagliore di una luce, unica salvezza nella notte.

Barry! Non è Natale!

In definitiva è chiaro che questo gioco è consigliato soprattutto a chi non bada troppo al puro gameplay, ma si lascia coinvolgere anche da tutto ciò che normalmente verrebbe definito contorno. Per queste persone Alan Wake rappresenta una scelta perfetta, considerando anche che ormai si trova a un prezzo decisamente basso. A breve arriverà la recensione del contenuto aggiuntivo The Signal, gratuito per chi ha comprato il gioco originale. Sempre qui, sulla vostra Palude ElettroluDica preferita!

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Informazioni su letal32

Ama la tecnologia e gli accrocchi più inutili del mondo. Ama trastullarsi tutto il giorno con stupidi giochini elettronici, meglio conosciuti come videogames. Un misto fra nerd e geek: in breve il tipico sfigato.

Pubblicato il gennaio 3, 2012, in Recensioni, Videogiochi con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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