Una scimmia per amico

Per la serie “giochi del paleolitico” quest’oggi vi parlerò di un videogioco che a mio parere è stato ingiustamente snobbato sia dalla critica sia dal pubblico. Sto parlando dell’ultimo lavoro pubblicato dai Ninja Theory (Havenly Sword, il prossimo Devil May Cry) nell’autunno del 2010: Enslaved: Odissey To The West.

Il titolo in questione è un action in terza persona di stampo classico basato sulla libera interpretazione del “Viaggio in Occidente”, una novella cinese scritta nel 1590 che è stata e continua ad essere una fonte di ispirazione per fumetti, anime, film e chi più ne ha più ne metta. Giusto per darvi un’idea, il noto manga e anime Dragonball è proprio basato su questo racconto. Per chi volesse approfondire la questione rimando a Wikipedia, che di sicuro ne sa più di me.

In Enslaved ci troveremo quindi a vestire i panni di Monkey, che come dice la parola stessa è un energumeno con sembianze vagamente ispirate a quelle di una scimmia e come tutte le scimmie ci troveremo inizialmente in gabbia, intrappolati in una specie di navicella di cui non conosciamo la meta. All’improvviso però appare una dolce fanciulla, che ,dopo aver schiacciato due bottoni in croce su un computer, manda in tilt la navicella. In questo modo Monkey riesce a liberarsi dalla gabbia che lo teneva imprigionato. Purtroppo però si presenta un altro piccolo problema: la navetta sta per schiantarsi su di una New York semidistrutta e ricoperta da una fitta vegetazione, che riusciamo a riconoscere per via della Statua della Libertà in rovina che ci ritroveremo a sorvolare. Il tempo è poco, bisogna raggiungere una capsula di salvataggio. Come pensate che uno scimmione come Monkey possa riuscirci? Ovviamente saltando di qua e di la sui tubi della nave, sulle travi e su ogni altra sporgenza falliforme.

Veniamo quindi per la prima volta messi di fronte alla componente platform del gioco, sicuramente la parte meno riuscita del gioco. Salti e capriole per raggiungere gli appigli sono quanto di più spettacolare e fluido si sia mai visto in un videogame, ma tutta questa spettacolarità è purtroppo affiancata da una semplicità a dir poco disarmante. Basta imprimere la direzione con lo stick e premere il tasto A per vedere la nostra muscolosissima scimmia dilettarsi in scenografiche e infallibili evoluzioni. Le possibilità di cadere infatti sono nulle e questo rende la componente platform ininfluente ai fini del gameplay.

Colpitemi se ci riuscite!

Dove eravamo rimasti? Ah, sì! Dopo qualche salto, qualche giravolta e due o tre microesplosioni, ci troviamo di fronte al primo vero nemico: un robot scimmiofobobico che inizia a spararci a vista. Non abbiamo armi con noi perciò lo evitiamo con le solite giravolte. Di lì a poco troveremo la prima e unica arma del gioco: un bastone elettromagnetico (bastone allungatiiiii! vi dice nulla?) che all’occorrenza si trasforma in un’ottima pistola al plasma. Ed è a questo punto che inizieranno a farsi avanti i robot che con pochissime variazioni incontreremo durante tutta la durata dell’avventura. Proprio confrontandoci con questi abbiamo modo di apprezzare l’ottimo sistema di combattimento, che, pur essendo basato sul solito attacco debole e attacco forte, si rivela fluido, ben animato e tattico, soprattutto al livello di difficoltà maggiore.

Riusciamo infine a fuggire dalla navicella aggrappandoci alla capsula di salvataggio in cui guarda caso si trova anche l’avvenente fanciulla di prima. Purtroppo alla nostra scimmia non sono abbastanza chiare le leggi della fisica: se ti trovi all’esterno di un corpo in caduta libera ti spiaccichi. E infatti Monkey si sfracella su un ponte senza peraltro farsi nemmeno un graffio, anche se come minimo sarebbe dovuto entrare in coma. Però sviene e quando finalmente si risveglia si trova di fronte la fanciulla, che scopriremo chiamarsi Trip, che con molta gentilezza gli spiega che ora dovrà accompagnarla dal paparino a 800 chilometri di distanza sennò lo uccide con la fascia da schiavo che gli ha messo sulla testa. E grazie al cazzo, brutta pu….! Ovviamente si tratta di una parodia sulla condizione dell’uomo in relazione alla donna (eheh!). Da questo momento inizia la nostra avventura, che ci porterà a visitare luoghi selvaggi e infestati da robot assassini.

Per quanto riguarda l’aspetto puramente estetico e artistico, si rivelano particolarmente ben realizzati i volti dei personaggi, sia per quanto riguarda il dettaglio che le animazioni. Per fare un esempio, Trip è sicuramente la figa più figa e reale mai realizzata in un videogioco, alla faccia di quella tettona di Lara Croft. Apprezzabile anche il lavoro compiuto da Ninja Theory sulle inquadrature, a tratti veramente epiche. La grafica poi è molto colorata e ben realizzata. Alla fin fine l’unico reale difetto sta in alcuni rallentamenti nelle situazioni più concitate e nella lughissima attesa fra un caricamento e l’altro.

E ditemi che non è figa!

E le tiriamo alla fine ste benedette somme? E tiriamole! Enslaved: Odissey To the West si rivela un ottimo gioco, basato principalmente sulla spettacolarità dell’azione e degli eventi piuttosto che sulla complessità delle situazioni. Insomma se siete amanti del cinema alla Michael Bay vi piacerà sicuramente. Ci sono pure i robottoni!

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Informazioni su letal32

Ama la tecnologia e gli accrocchi più inutili del mondo. Ama trastullarsi tutto il giorno con stupidi giochini elettronici, meglio conosciuti come videogames. Un misto fra nerd e geek: in breve il tipico sfigato.

Pubblicato il novembre 21, 2011, in Videogiochi con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. A mio avviso é molto più bello di un film di Michele Baia e se lo prendi con lo spirito di “mi sto guardando un film” alla fine riesce a guadagnarsi un posticino nel tuo cuore, sei vuoi un videogioco nudo e crudo cerca altrove…

    • Secondo me si avvicina a un film di Michael Bay più di quanto tu pensi. La trama è banalotta, come quella della maggior parte dei videogames se confrontata con il cinema, e le esplosioni/momenti epici/megarobottoni sono infilate un pò ovunque. Come un qualsiasi Transformer, riesci ad apprezzarlo solo se spegni il cervello. Non che questo sia un male, anzi, come scritto nella recensione ritengo sia un gioco assolutamente da provare e ingiustamente snobbato da molti.

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