E se fossi un quadrato?

Scommetto che non l’avreste mai detto che su questo blog si sarebbe parlato di libri. Vi ricordate di quelle cose piene di pagine con tante parole dentro? Sì, proprio quella robaccia che usate per tenere dritto il tavolino.

E badate bene che non si parla di libri qualunque, ma di libri parecchio impegnati. Oggi infatti sono qui per presentarvi Flatlandia, un volume con poco più di 150 pagine scritto nel 1884 da un visionario che risponde all’elegante nome di Edwin Abbott Abbott. E no, non ho sbagliato a scrivere, si chiama proprio Edwin Abbott Abbott.

Il libro in questione parla di un “personaggio appuntito” che vive appunto (haha) nel mondo di Flatlandia. La prima parte del libro è spesa per descrivere le usanze e le caratteristiche di questo luogo. Sì, perchè dovete sapere che a Flatlandia tutto è a 2 dimensioni e gli abitanti sono delle semplici forme geometriche e quindi il nostro caro “amico appuntito” non è altro che un quadrato.

In questo ipotetico paese esiste una gerarchia ben precisa basata sul numero di lati posseduti da ogni figura, quindi un quadrato è più importante di un triangolo, un pentagono è più importante di un quadrato, un esagono è più importante di un pentagono e via così fino ad arrivare ai cerchi, figure con infiniti lati. Sempre in base al numero di lati ogni figura svolge un determinato lavoro. Così ad esempio i triangoli sono operai, i quadrati sono avvocati, i cerchi sono il clero e via dicendo. E le donne? Volete sul serio che ve lo dica? Se qualche ragazza sta leggendo può pure passare al paragrafo successivo. Le donne infatti sono delle linee e come tali non hanno diritti e sono costrette a fare le casalinghe. Non possono nemmeno muoversi dato che altrimenti potrebbero uccidere qualcuno con la loro bocca appuntita. Le donzelle che si fossero spinte fino a qui non si offendano; siamo nel 1886 e non penso conoscessero l’emancipazione femmininile.

Nella seconda parte del libro assistiamo all’arrivo nel suddetto mondo di una sfera, che tenterà di rivelare al giovane quadrato i misteri della terza dimensione. Nel corso del racconto verrà più volte messa in evidenza la difficoltà di spiegare a parole l’esistenza di una dimensione ulteriore. La sfera infatti alla fine dovrà arrendersi e portare il quadrato nella terza dimensione per fargli capire cosa sia. Lo stesso quadrato sognerà un mondo a una sola dimensione e non riuscirà a spiegare ai suoi abitanti come sia fatta la seconda dimensione.

Al termine del racconto l’autore si azzarda ad ipotizzare addirittura l’esistenza di una quarta, quinta, sesta, infinite dimensioni, che noi però non riusciamo a comprendere. E’ incredibile che simili cose siano state pensate a fine 800, quando solo oggi con la teoria delle stringhe si ipotizzano più di quattro dimensioni.

Un libro quindi assolutamente consigliato a tutti gli amanti della matematica, ma anche a tutti quelli che si sono anche solo leggermente incuriositi leggendo questa descrizione. Anzi! Facciamo che lo leggete tutti perchè sennò non azzardatevi a mettere più piede qui!

Flatlandia di Edwin A. Abbott, Adelphi

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Informazioni su letal32

Ama la tecnologia e gli accrocchi più inutili del mondo. Ama trastullarsi tutto il giorno con stupidi giochini elettronici, meglio conosciuti come videogames. Un misto fra nerd e geek: in breve il tipico sfigato.

Pubblicato il settembre 21, 2011, in Libri con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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