Il lato “buono” del videogioco

Oggi, mentre scorrevo come mio solito i feed RSS alla ricerca di qualcosa di interessante, mi sono imbattuto in due articoli riguardanti i videogiochi, diversi nel contenuto, ma a mio parere collegati da un sottile filo logico.

Ma partiamo con ordine.

Il primo articolo che mi è capitato sotto gli occhi riguardava un videogioco di nome Foldit, realizzato dall’Università di Washington allo scopo di studiare il ripiegamento proteico. Non spaventatevi, non è nulla di complicato. In sostanza si chiedeva ai videogiocatori di risolvere un puzzle in cui andavano manipolate alcune proteine attraverso dei particolari strumenti forniti dall’applicazione.

La cosa più interessante e a mio avviso stupefacente è che in meno di tre settimane i videogiocatori sono venuti a capo del puzzle, superando così in velocità e bravura tutti i sistemi automatici precedentemente utilizzati senza risultato. Le nuove scoperte saranno necessarie a migliorare i farmaci contro l’AIDS, quindi se ci pensate è quantomeno appagante sapere che la nostra passione, ritenuta finora solo un semplice passatempo, possa invece essere un valido strumento per aiutare la ricerca e il prossimo.

l’interfaccia di Foldit

L’altra news in cui sono incappato riguarda invece la ben nota Apple.

Sembra infatti che la nota società responsabile della produzione di Iphone, Ipad e Ipod, abbia bannato dal suo App Store un’applicazione di nome “Phone Story“, realizzata tra l’altro dai ragazzi italiani di Molleindustria, già responsabili di giochi che hanno fatto parecchio discutere.

L’applicazione incriminata, a detta degli sviluppatori è “Un gioco educativo riguardo i lati oscuri del tuo smartphone”. Il gioco tratta infatti delle condizioni inumane con le quali sono trattati i dipendenti della Foxconn, una società con sede a Pechino che produce gadget tecnologici per tutte le principali aziende di informatica, fra cui anche la Apple.

Nel videogioco sono messi in evidenza, oltre alle pessime condizioni di lavoro degli operai, anche i numerosi suicidi avvenuti nella fabbrica , 14 solo nello scorso anno, da parte di dipendenti esausti che hanno deciso di farla finita buttandosi dalle finestre dei dormitori dove si ritirano dopo il lavoro.

Al termine del videogioco gli smartphone venivano esposti in un negozio con una grossa pera bianca sulla vetrina principale. Anche il più sprovveduto capisce subito la chiara allusione alla mela morsicata della Apple.

dormitori Foxconn. Dopo i suicidi hanno aggiunto sbarre alle finestre

Tralasciando se la mossa di Apple di rimuovere l’applicazione sia stata giusta o meno, rimane il fatto che il videogioco in questione ha un’obiettivo che supera la concezione ludica che solitamente si dà a un prodotto di questo tipo. Con ciò mi ricollego alla prima news e mi domando: può il videogioco trascendere dalla sola e mera componente ludica?

La risposta che mi do è sì. La strada da percorrere è ancora lunga e irta di ostacoli, ma sono convinto che prima o poi il videogioco riuscirà a imporsi come mezzo per influenzare il pensiero, proprio come avviene ora con i libri o i film e magari anche come strumento di crowdsourcing. Sono altresì convinto che il cosiddetto fenomeno della “Gamification”, cioè il trasporre alcune dinamiche ludiche a processi non correlati al videogioco, possa in futuro diventare una costante nella vita di tutti i giorni.

Per ora assistiamo solo a qualche timida prova, ma il potenziale c’è ed è molto. Speriamo solo che Apple o chi per lei non interferiscano troppo in questo processo.

 

Fonti: Repubblica.it e ParliamodiVideogiochi

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Informazioni su letal32

Ama la tecnologia e gli accrocchi più inutili del mondo. Ama trastullarsi tutto il giorno con stupidi giochini elettronici, meglio conosciuti come videogames. Un misto fra nerd e geek: in breve il tipico sfigato.

Pubblicato il settembre 20, 2011, in Videogiochi con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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